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CONSIGLI PER IL BENESSERE DELLE GAMBE A CURA DEL DR. GIANLUIGI ROSI

“LA PREVENZIONE NELLA DONNA INIZIA A 16 ANNI “ VARICOSITA’ O TELEANGECTASIE? COSA FARE?


Il termine medico corretto è teleangectasie. Si tratta di piccolissime venuzze che misurano meno di 1 mm di diametro, di colore rosso, bluastro o violetto, presenti soprattutto a livello degli arti inferiori. Talvolta possono trovarsi anche in altre zone: viso, nuca, fondoschiena. Sono molto frequenti, più presenti nelle donne che negli uomini prima dei 50 anni; dopo i 60 anni circa l80% dei soggetti sono portatori di teleangectasie e in questa fascia d’età in maniera eguale nell’uomo e nella donna.

Sono prevalentemente antiestetiche.

La presenza di sintomi venosi (dolore, pesantezza delle gambe…) non è generalizzata. Tuttavia, alcuni pazienti possono talvolta trarre beneficio con il trattamento delle teleangectasie. Esse si sviluppano in modo isolato, o sono raggruppate in pannicoli, e, in questo caso, sono spesso alimentate da una vena più dilatata e un po’ meno superficiale, denominata “vena reticolare” (del diametro di 1-3 mm). Possono insorgere anche in un contesto di patologia venosa più avanzata, con varici, più o meno importanti. Infine possono essere favorite da una fragilità capillare, o ancora sopraggiungere dopo trauma cutaneo, seppur minimo.

Alcune teleangectasie compaiono secondariamente a un trattamento delle varici o da teleangectasie pre-esistenti in un territorio dato. SI parla allora di “matting”. Si tratta di varicosità particolarmente sottili e molto raggruppate. Il « matting » può manifestarsi anche nella zona di un trattamento piuttosto aggressivo (ad esempio dopo chirurgia per stripping della safena) o dopo trattamento di sclero-terapia delle teleangectasie, qualora la vena di alimentazione non sia stata trattata Si può verificare anche dopo un trattamento ben eseguito, ma su un terreno predisposto.

Esame pretrattamento

Prima di trattare le varicosità, si deve ricercare la causa della loro insorgenza. Per questo il vostro medico angiologo dovrà, di regola, realizzare un Ecodoppler ed esplorare la zona di insorgenza, ma anche il complesso del sistema venoso degli arti inferiori. Questo esame, non doloroso, permetterà di stabilire una cartografia (o disegno) della vostra rete venosa. All’occorrenza, esso permetterà di mettere in evidenza delle vene non visibili a occhio nudo che alimentano le varicosità. Talvolta il medico si gioverà di una lampada speciale (luce fredda, detta anche trans-luminescenza).

Come trattarle?

1. Se sono isolate, senza essere alimentate da vene “nutrici” possono essere trattate in modo diretto

Esistono vari tipi di trattamento :

  1. La scleroterapia. Differenti sclerosanti possono essere utilizzate. Questa tecnica è la più efficace e completa (vedere video), poiché può trattare tutti i tipi di teleangectasie. La concentrazione del prodotto sclerosante può essere adattata al tipo di varicosità e alla sua profondità. L’angiologo usa un ago molto sottile, aiutandosi talvolta con una lente di ingrandimento, inietta piccole dosi di prodotto in ciascun sito di iniezione. Il dolore è molto moderato.
  2. Il laser , che consiste nel cauterizzare la venuzza con un raggio laser. E’ una tecnica efficace, ma che richiede materiale adeguato alle varicosità di diverso colore che si desidera trattare.
  3. La radiofrequenza esterna, che come il laser, cauterizza la venuzza. Questa tecnica, meno diffusa, viene proposta soltanto per le teleangectasie più piccole. Consiste nel pungere la varicosità con un ago sottilissimo fissato a uno stiletto e nell’inviare una corrente debole che la distrugge riscaldandola.

Tutti questi trattamenti vengono eseguiti nello studio medico. La durata di una seduta è di 15-30 minuti. E’ possibile condurre un’attività normale dopo la seduta. Per un risultato ottimale, saranno necessarie più sedute (con intervalli da 1 a 3 mesi). Non si dovrà esporre la zona trattata al sole per 10-15 giorni. Potranno apparire delle pigmentazioni nelle zone trattate, che andranno progressivamente sparendo (talvolta sono necessarie diverse settimane o mesi).

2. Le teleangectasie alimentate da vene nutrici

Se dipendono da una vena nutrice, o da una rete di alimentazione più vasta e meno superficiale, si dovrà anzitutto trattare questi, prima di infondere le varicosità (quando un rubinetto perde, prima di arrestare la perdita bisogna riparare il rubinetto). Una volta trattate le vene che alimentano le varicosità, si potrà “attaccare” queste ultime con una delle tecniche sopra descritte. Il rischio di ignorare una vena di alimentazione è l’inefficacia del trattamento o di causare un “matting”.

E’ assolutamente necessario trattare ? Non c’è alcun rischio per la salute. Si tratta di un problema soprattutto estetico. Tuttavia, se il trattamento viene troppo procrastinato, con l’andare del tempo la condizione può peggiorare e si va incontro al rischio di un trattamento molto più lungo. Anche dopo il trattamento, potrebbero ricomparire col tempo delle nuove teleangectasie, poiché i pazienti che ne soffrono, in generale hanno un terreno predisposto. Un trattamento regolare è dunque necessario per mantenere un risultato estetico ottimale.